Si tratta di un accumulo di liquido all’interno dei polmoni che si verifica ad un'altitudine superiore ai 2.500 m, a causa della differenza di pressione che si genera a tali altitudini.
La quantità di ossigeno diminuisce nell’aria, così come negli organi e nel sangue, provocando ipertensione arteriosa nei polmoni e ritenzione idrica.
Questa situazione causa: affaticamento, tempi di recupero maggiori in seguito agli sforzi, difficoltà respiratoria progressiva (man mano che aumenta l’altitudine), tosse ed espettorato schiumoso.
La diagnosi viene effettuata grazie ai sintomi precedentemente descritti, che compaiono quando si sale di quota.
Il trattamento è urgente e include la discesa rapida ad un’altitudine inferiore e l’ossigenoterapia. Per accelerare il recupero, possono essere somministrati acetazolamide, desametasone e beta-2-agonisti.
Se non viene adottato un trattamento corretto, provoca la morte nel 40% dei casi.
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